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Belli, vincenti e disabili. E “non è un fotomontaggio”

ROMA - Belli, vincenti e disabili. Lei: bionda, fisico mozzafiato e sguardo ammaliante. Lui: moro, elegante e aspetto iperprofessionale. Andando oltre gli stereotipi il mensile “Wired Italia” dedica la copertina del numero di giugno ad Aimee Mullins, ex campionessa di velocità e salto in alto, oggi modella e attrice e Hugh Herr, a capo del dipartimento di biomeccanica del Mit di Boston. Entrambi bellissimi, entrambi con le protesi al posto delle gambe. E così la foto, che ritrae Herr ai piedi di Aimee, intento a sistemarle le “powerfoot” che porta ai piedi,  è diventata subito un caso. In molti hanno pensato che si trattasse di un fotomontaggio, perché i due sembrano troppo perfetti per rientrare nella categoria di “diversamente abili”.
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“Nella percezione comune sembra impossibile che due disabili veri possano assumere un atteggiamento così vincente”, scrive Gianluca Nicoletti nell’ ultimo post del suo blog “Emozioni & Protesi”, ripercorrendo la vicenda. “Aimee Mullins, da bambina ha perso le gambe, ma non è stato un problema per lei farsene costruire di tutti i tipi, ne ha di cristallo per le serate eleganti, di legno decorate con scarpe con il tacco incorporate, realistiche da indossare sotto le gonne, tecnologiche di vari modelli- continua Nicoletti- Lui è un professore che dirige il dipartimento di biomeccatronica del Mit di Boston, per capirci, è quello che ha “inventato” il fenomeno Pistorius”. Ma perché questi due ragazzi “post-umani” hanno suscitato tanto scalpore? Perché non siamo abituati a percepire la disabilità come qualcosa che sia anche esteticamente gradevole?
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“Quelle che gli altri percepiscono come carenze sono il combustibile della nostra creatività: è il messaggio che i due hanno deciso di lanciare al mondo”, sottolinea Riccardo Luna, direttore della rivista, nell’editoriale apparso sul suo blog pochi giorni dopo l’uscita del numero. “E’ ora di scrivere sui dizionari nuovi sinonimi della parola disabile”. Forse anche i più scettici dovranno arrendersi all’evidenza, constatando che quelli che un tempo erano considerati figli di un dio minore, potrebbero diventare le star del futuro. Oscar Pistorius docet.
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Fonte: www.superabile.it

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