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Disabilità e informazione: “I media devono fare cultura”

TORINO - L’importanza dei temi della disabilità e di presentarli nella nostra società, una fruibilità per tutti non solo con l’abolizione delle barriere, ma nella piena condivisione di un bene. Così Angelo Miglietta, segretario generale di Fondazione Crt, spiega il senso del seminario di formazione “La disabilità dell’informazione” presentato e organizzato dalla Formazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con l’agenzia di stampa Redattore Sociale, Superabile.it, il Segretariato sociale Rai, il master di giornalismo dell’università di Torino e Weber Shandwick. Un appuntamento che ieri a Torino ha raccolto un folto pubblico.
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“Quella che era chiamata “diversità” è una forza straordinaria per una società” ha proseguito, “la ricchezza che deriva dalla disabilità è questa, non lo spirito compassionevole. È riconoscere le diverse abilità”. “Una società che non include è una società che funziona meno bene. La disabilità arricchisce la società” ha proseguito.  “I media devono fare cultura in questo campo”. Non articoli fra gossip e compassionevole, ma cultura.
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Vera Schiavazzi, direttrice del master in giornalismo di Torino, ha sottolineato l’importanza delle carte e dei codici deontologici nella professione (anche se sulla disabilità, dopo la Carta di Atene si è fatto poco) e come sia necessario, anche per i giovani giornalisti, una formazione sui grandi temi, come quello della disabilità. Due sono stati gli studenti con disabilità al master, ha raccontato, e questo è stato fonte di ragionamento e stimolo su come i giornalisti disabili possano partecipare pienamente alla professione. Sarebbe importante, ha affermato infine, se fra le istituzioni, come l’Ordine dei giornalisti, ci fosse reciproca capacita di stimolazione, e che temi come la disabilità e la qualità dell’informazione siano affrontati in modo stabile.

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Enzo Cucco, del Segretariato sociale Rai, ha paragonato la Rai alla Bbc, che garantisce il  65,70% della produzione televisiva inglese di programmi sottotitolati. Tre le considerazioni: importanza dei codici deontologici, dell’aspetto professionale della formazione, quindi di una formazione specifica di chi lavora nel sociale, perché spesso invece “il sociale è la materia di tutti, ma se manca l’abc si fanno guai”. Una formazione continua, (un esempio il seminario per giornalisti Redattore Sociale), ma soprattutto l’uso corretto delle parole. “I giornalisti devono essere più umili”, usare il termine corretto complica loro la vita, ma è un aspetto fondamentale. ” E’ una grande funzione educativa da parte dei giornalisti, ma è faticoso”.  È una grande sfida, - ha concluso - la Rai è molto indietro, ma dal 2003 è sempre più presente”.

(Rosita Ferrato)
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Fonte: www.superabile.it

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