IL CURLING, GIOCO DI STRATEGIA
22 Febbraio 2010
Non è più una novità, ma suscita ancora molte curiosità. Il Weelchair curling è una della quattro discipline paralimpiche invernali. È in Italia da dieci anni. In bocca al lupo alla nostra Nazionale.
La Federazione Mondiale di Curling ha voluto fortemente portare alle Paralimpiadi di Torino 2006 il Weelchair curling.
Prima di allora in Italia quasi nessuno era informato su questa disciplina sportiva, adesso in tanti la conoscono (quella pentola a pressione che si lancia sul ghiaccio) e quando si ha l’occasione di addentrarsi in questo argomento si nota una certa curiosità. Immancabile è la domanda finale: “E possibile provare”?
Le prime due persone con disabilità in Italia che si sono avvicinate a questa disciplina sportiva sono stati Egidio Marchese di Sarre Aosta e Andrea Tabanelli di Courmayeur con il supporto tecnico dei fratelli Maino, Mauro (attualmente Coach della Nazionale) e Roberto (Attualmente Coach della Disval a.s.d.) I primi passi del Weelchair curling nel nostro paese sono stati diretti verso la non facile ricerca di palazzotti del ghiaccio accessibili dove promuovere l’attività con delle gare sperimentali tra le varie nazioni; le prime ad aderire in Europa sono state Italia, Svizzera, Norvegia, Danimarca, Svezia, Scozia ed Inghilterra (la prima rappresentativa italiana di curling in carrozzina, per partecipare ai campionati del mondo sperimentali che si sono svolti a Sursee nell’anno 2000, era formata dal sottoscritto, da Andrea Tabanelli e da due persone in carrozzina di nazionalità Svizzera, e si è classificata al 4° posto).
È opportuno precisare che la squadra di Curling è formata da 4 atleti ciascuno con ruolo preciso, first (primo), second (secondo), third (terzo), fourth (quarto). Due dei giocatori hanno un ruolo strategico per l’impostazione della partita: lo
Skip ed il vice Skip in genere sono i due giocatori che hanno più esperienza, ogni giocatore tira due stones a testa ogni ends per 8 ends(durata della partita).
È ormai passato un decennio da quando il Weelchair curling è approdato in Italia. Siamo partiti in due, ma al momento attuale siamo un centinaio di persone che a livello agonistico e non ci dilettiamo con questa disciplina.
Il Curling inizialmente sembra noioso e senza stimoli, tuttavia man mano che si inizia a conoscere le regole e la strategia di gioco non si molla più.
Le regioni del nord Italia sono più naturalmente predisposte a quest’attività e dispongono delle strutture idonee per la pratica di questa disciplina.
In questi dieci anni di attività c’è stata un evoluzione di gioco molto interessante. Pensate che le prime stones si lanciavano con le mani, nel tempo si è provato a lanciarle con l’exstender: la qualità del tiro e la precisione del risultato sono decisamente migliorati. All’inizio l’obiettivo era raggiungere l’House (casa), adesso si gioca al Millimetro; generalmente chi adotta la migliore strategia di gioco vince la partita, le partite si giocavano in sei e adesso in otto.
Il gioco del curling in carrozzina (weelchair) ha le stesse regole del curling “normale”. Le uniche differenze sono date dal fatto che in carrozzina si tira più da vicino allo Hog Line, se si gioca in piedi si tira dalla staffa di fondo campo; in carrozzina non si effettua la spazzolata con la scopa come normalmente in piedi. Per il resto le regole del gioco sono identiche.
In alcuni tornei si fanno delle squadre miste formate da giocatori sia in carrozzina sia in piedi.
L’approccio al Curling da parte delle persone con disabilità è molto semplice, non sono necessarie attrezzature particolari, si utilizza la normale carrozzina ed un exstender che chi pratica già questa disciplina mette solitamente a disposizione.
Una particolare attenzione va riservata all’abbigliamento: bisogna coprirsi molto bene, in quanto una partita dura almeno circa due ore, ad una temperatura che si aggira sui meno 5 gradi. Per le caratteristiche del gioco, il Curling si rivela una
disciplina che richiede concentrazione, piuttosto che molta attività fisica.
Torino 2006 mi ha lasciato un segno indelebile, ho provato delle emozioni indescrivibili: sono passato da spettatore ad attore. Non potrò mai dimenticare l’entrata nello stadio del Curling a Pinerolo: tutto lo stadio tifava Italia e in quella Italia c’ero anch’io. La gente di Torino ci ha dimostrato un caloroso affetto per tutto il periodo paralimpico. Questo sostegno è palese tuttora, quando per ragioni sportive andiamo a Torino.
In vista dell’importante impegno di marzo con le Paralimpiadi di Vancouver 2010, ci stiamo tutti impegnando molto per arrivare nelle migliori condizioni di forma, sia mentale, che fisica. Stiamo disputando più allenamenti settimanali e vari tornei in Italia ed all’Estero anche misti con persone in piedi.
Tengo a precisare che noi della Nazionale italiana Weelchair Curling non siamo degli atleti professionisti, ma per gli allenamenti ed i tornei ritagliamo del tempo alle nostre famiglie ed all’attività lavorativa.
Le squadre che disputano il campionato Italiano (questo è il secondo dopo i campionati sperimentali riconosciuti dal CIP)
sono: Disval ASD (Aosta), Sport di più e Sporting Pinerolo (Torino), Friuli, Albatros e Periscopio (Trento), Sempione 82 (Verbania) Cortina (Belluno).
Un ricordo particolare va a Laura Armanaschi compagna di squadra in Nazionale che ci ha lasciato prematuramente.
Chi desiderasse avvicinarsi al Weelchair Curling e volesse ulteriori informazioni, può contattarmi via posta elettronica: spercia@libero.it; oppure disval@avpaosta.org
Egidio Marchese
Articolo pubblicato da Ruota Libera 01/2010
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