Il lavoratore disabile: una risorsa!
23 Maggio 2009
Roma - La Fondazione Labos presenta i risultati della ricerca: “La ricollocazione in azienda dei lavoratori disabili e dei lavoratori divenuti inabili in conseguenza di infortunio o malattia professionale”, affidata dal Ministero del Lavoro alla stessa Fondazione, in collaborazione con l’Ispesl. L’appuntamento per lunedì 25 maggio, alle ore 10.00, presso la Sala della Biblioteca del CNEL in Viale David Lubin 2.
La ricerca ha messo a confronto le legislazioni vigenti in quattro paesi europei (Italia, Francia, Inghilterra e Spagna) ed i principali interventi realizzati in questo settore, ricavandone una serie di “raccomandazioni” ed un modello di buone prassi.
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Per quanto riguarda il nostro paese, si evidenzia come, al di la di un assetto normativo tra i più avanzati a livello europeo, permanga tuttora un grave “deficit” culturale che, nel campo specifico, si può ricollegare:
- da una parte, alla scarsa attenzione nel campo delle politiche sociali e del lavoro al cambiamento della struttura dei bisogni ed a una evoluzione crescente verso modelli di “welfare comunitario”, che tengano conto anche della dimensione relazionale delle nuove forme di povertà e di esclusione sociale;
- dall’altra, alla difficoltà di operare un ribaltamento totale nell’approccio ai problemi della marginalità sociale, restituendo al lavoratore disabile, in questo caso, una soggettività ed un protagonismo che ne ribadiscano il ruolo di “risorsa” per l’impresa e la società.
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Tale deficit culturale appare di particolare gravità per l’evoluzione futura di questa problematica, se si considera che nel preambolo della Convenzione delle persone con disabilità delle Nazioni Unite, introducendo una visione dei bisogni umani che si allarga da quelli prettamente materiali e sanitari a quelli relazionali e di senso, si riconosce che la piena partecipazione nella società da parte delle persone con disabilità porterà ad un accresciuto senso di appartenenza ed a significativi progressi nello sviluppo umano, sociale ed economico della società.
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Alla luce di tali evidenze, il modello di buone prassi che viene proposto individua nel “welfare comunitario” il terreno ottimale per valorizzare il lavoratore disabile come “risorsa” e creare così le condizioni ottimali di un suo inserimento sociale, oltre che lavorativo, in seno ad una comunità solidale.
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Fonte: www.volontariatoggi.info
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