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Sport paralimpico, Il bilancio di Luca Pancalli

pancalliluca.jpgROMA - Di motivi per festeggiare questa fine d’anno, Luca Pancalli, numero uno del Comitato Paralimpico, ne ha molti. Stapperà probabilmente il miglior vino della cantina, perché gli ultimi dodici mesi sono stati intensi, esaltanti, per molti versi storici. Paralimpiadi di Pechino a parte, che pure ha portato adrenalina alle stelle, dura da smaltire, c’è in corso una ristrutturazione del sistema organizzativo che è appena iniziata e che promette una rivoluzione vera e propria dell’offerta sportiva dedicata alle persone con disabilità. Un tragitto lungo e, allo stesso tempo, esaltante.

Presidente Pancalli, il mondo sportivo vive di classifiche, sfide, obiettivi e risultati: se dovesse fare una classifica ideale dei passi fatti finora, quale è la vittoria, l’oro di cui è più orgoglioso?
Tutti i quattro successi ottenuti a Pechino, come anche i sette argenti e gli altrettanti bronzi: sono stati senz’altro lo sforzo maggiore compiuto dal CIP negli ultimi mesi, i più impegnativi, dal punto di vista organizzativo, del quadriennio. E per tutti gli atleti, anche quelli che non sono saliti sul podio a Pechino, che hanno comunque raccolto energie e sogni regalando ai colori azzurri giorni emozionanti, meritando giorno dopo giorno di vivere la Paralimpiade da protagonisti. Sotto il profilo delle aspettative, i nostri ragazzi hanno saputo smentire ogni mia più prudente previsione: nella mente avevo 15 medaglie, nei fatti sono state 18, sorprendenti e lucentissime, al di là del metallo. Siamo avanzati di tre posizioni nel medagliere conclusivo, nonostante una medaglia in meno rispetto ad Atene, a dimostrazione della crescita esponenziale del livello tecnico. Siamo saliti sul podio in sette delle dodici discipline cui abbiamo partecipato: questo è il premio di cui sono più orgoglioso, che ci ripaga degli sforzi sostenuti a livello di programmazione. Non mancano, ovviamente, altri aspetti da valutare con attenzione, come il fatto che le altre nazioni europee siano stabilmente nelle primissime posizioni del medagliere paralimpico - il terzo e quarto posto di Gran Bretagna e Ucraina sono un esempio lampante - anche se in questo caso scontiamo un ritardo in termini di partenza dei finanziamenti di almeno 15 anni. E poi un processo di ringiovanimento dei quadri, iniziato in alcune discipline, da estendere in altre nel futuro prossimo.

Dei quattro ori uno è andato al canottaggio: evidentemente, al di là del talento puro dei canottieri paralimpici, c’è il successo di una strategia organizzativa adottata dal Cip ormai da qualche tempo
Direi di sì: l’affidamento dell’adaptive rowing alle cure della Federazione Olimpica di riferimento è una scommessa vinta in partenza, grazie al lavoro di un team tecnico strepitoso. Un passaggio naturale, non obbligato, che va nella direzione di utilizzare al meglio le competenze tecniche e organizzative delle Federazioni madri, finanziandone l’attività per i disabili. Questo avverrà anche per altre discipline, nel corso del prossimo quadriennio: penso allo Sci Nautico, alla Danza in carrozzina, ai Pesi e Cultura Fisica, ma anche allo judo, al ciclismo e agli sport equestri, da tempo inserite nelle organizzazioni internazionali di riferimento.

Sarà strategico un ulteriore obiettivo, che lei ha sempre dichiarato prioritario: l’inserimento degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi dei corpi smilitarizzati dello Stato.
Esattamente: ribadisco l’opportunità di sostenere i nostri campioni, esattamente come avviene per gli atleti olimpici, dal punto di vista lavorativo ed economico, e di dare loro un importante senso di appartenenza. Per ora, ciò è avvenuto con le Fiamme Azzurre, producendo grandi risultati anche con le medaglie di Fabio Triboli nel ciclismo ai Giochi Paralimpici di Pechino, ma conto di allargare al più preso i componenti della grande famiglia CIP, ad esempio a quei corpi dello Stato ormai smilitarizzati, che potrebbero rappresentare una soluzione sia in ambito sportivo che professionale per i nostri atleti top level, oltre a evidenziare un segnale di crescita culturale straordinario per l’intero paese.

Per fare questo è doveroso ogni sforzo possibile di promozione, sul territorio, dei valori positivi e propositivi dello sport, perché diventi sempre di più un’opzione alla portata di tutti
La promozione sul territorio è la linfa vitale del nostro movimento: la forza del Comitato Italiano Paralimpico sono i numeri. Se aumenta costantemente l’indice dei tesserati - ormai sono circa 70mila considerando le entità riconosciute - vuol dire che stiamo lavorando bene sul territorio, grazie alla quotidiana azione delle nostre strutture regionali e provinciali che, insieme alle società sportive, rappresentano nei fatti il primo riferimento, in fatto di sport, per quanti della disabilità vogliono fare un punto di partenza e un’opportunità di svolta. Uno dei nostri strumenti di promozione è, da tre anni, la Giornata Nazionale dello Sport Paralimpico, un appuntamento organizzato di concerto con Enel Cuore Onlus che anche stavolta, ha destato attesa e sorpresa, raccogliendo migliaia di studenti in festa in ben dieci città italiane. Penso però alle centinaia di manifestazioni che, ogni anno, si svolgono nell’intero paese, che coniugano agonismo e promozione, risultati e conoscenza, tutti portatori di un messaggio inequivocabile: lo sport è uno solo e non ammette differenze.

Altro strumento privilegiato, per costruire una rete di sostegno integrata tra Cip e società, sono i protocolli d’intesa…
Infatti proprio in questa direzione va l’accordo da poco siglato con il Coordinamento Nazionale Associazione delle Persone con Sindrome di Down, una realtà che raccoglie 82 associazioni di settore, e che evidentemente ha riconosciuto nel CIP il CONI, a tutti gli effetti, dei disabili. Penso però anche alle sinergie create con le unità spinali, i centri di riabilitazione, gli enti di promozione sportiva, le associazioni di categoria e di disabilità, realtà con le quali abbiamo sviluppato accordi e progetti, perchè lo sport sia davvero uno strumento di integrazione, di inclusione sociale, di crescita personale.

Il CONI coordina e sovrintende le Federazioni Sportive Nazionali. Il CIP non ha ancora una struttura sovrapponibile a quella del Comitato Olimpico. Quali tempi prevede, per uniformare il modello organizzativo?
Qualcosa si è già mosso: la costituzione della prima Federazione autonoma dal Cip ne è la prova evidente. L’aver licenziato, alla fine di novembre, lo statuto della FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva e Relazionale) è un segno concreto della strada intrapresa: il riconoscimento, cioè, di un settore della disabilità sportiva particolarmente imponente nei numeri, nella domanda di offerta sportiva specifica e in costante crescita. Aver battezzato la nostra prima Federazione sportiva è per me motivo di enorme soddisfazione, è ovvio, ma altro non è che il primo passo nell’attuazione del modello gestionale che la legge ci riconosce, quale Comitato Paralimpico. Presto toccherà al Basket in carrozzina, allo Sci e ad altre discipline: il lavoro, nei prossimi quattro anni, non ci manca. (A cura del Cip)

Fonte: www.superabile.it

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