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Sport per disabili: discriminazione alle Paralimpiadi di Tokyo 2020

FONTE: OsservatorioDiritti.it 12/11/2018

Emanuele Di Marino, atleta paralimpico, lancia la battaglia per evitare che gli atleti senza protesi siano discriminati alle prossime Paralimpiadi. Una lotta che mira a proseguire la storia di integrazione che da sempre caratterizza lo sport per disabili in Italia e nel mondo

«Recenti scoperte indicano che l’uso di dispositivi protesici può fornire un vantaggio in termini di prestazioni». È quanto si legge nel nuovo regolamento 2018-2019 dei Giochi paralimpici della World Para Athletics, che ha così riconosciuto una nuova categoria per gli atleti con disabilità al di sotto del ginocchio, ma che non utilizzano protesi.

Una regola scritta, che tuttavia non trova corrispondenza nella realtà. Gli atleti paralimpici privi di protesi, infatti, continueranno a gareggiare insieme ai protesizzati, portando i primi a rappresentare l’unica categoria a non avere una gara di corsa nel programma di Tokyo 2020.

«La Federazione internazionale non attua ciò che ha lei stesso riconosciuto. Nel momento in cui riconosci un vantaggio di prestazione per gli atleti dotati di protesi, ed è la prima volta nella storia dell’atletica, non puoi permettere che si gareggi insieme. Tanti atleti come me stanno pensando di smettere, perché anche le qualificazioni diventano irraggiungibili per la mia categoria».

A parlare è Emanuele Di Marino, atleta paralimpico nato con una malformazione congenita che prende il nome di piede torto, vincitore di due medaglie ai Mondiali di Londra 2017, il primo atleta senza protesi che negli ultimi otto anni è salito su un podio mondiale, che si fa portavoce di questa battaglia contro la discriminazione messa in atto dalla Federazione a livello internazionale.

Paralimpiadi: nuovo regolamento, ma niente benefici per chi è senza protesi

Quello a cui ci si appella è un criterio squisitamente tecnico, a cui la stessa Word Para Athletics fa riferimento. Nel suo regolamento 2018-2019, infatti, si legge espressamente:

«Fino al 1° gennaio 2018, la classe sportiva T44 includeva entrambi gli atleti che gareggiano con un dispositivo protesico e atleti che ne sono privi. Recenti scoperte indicano che l’uso di dispositivi protesici può fornire un vantaggio in termini di prestazioni. Word Para Athletics ha condotto un’approfondita revisione delle regole e dei regolamenti sulla classificazione e come risultato ha introdotto nuove classi sportive».

Nel ranking mondiale di quest’anno gli atleti della categoria di Di Marino, la T44, sono 15. Un numero importante se si considera che è superiore rispetto a quello delle 17 gare che sono in programma a Tokyo 2020.

Sport per disabili: il caso Paralimpiadi al Parlamento Ue

A maggio scorso il caso è arrivato persino sul tavolo del Parlamento europeo. L’europarlamentare Isabella Adinolfi, infatti, è la firmataria di un’interrogazione dove chiede alla Commissione se, in quanto sostenitrice dei Giochi paralimpici e supportando, anche finanziariamente, l’European Paralympic Committee e collaborando con l’International Paralympic Committee, non ritenga di dover agire nei confronti degli organismi per sanare la discriminazione.

sport per disabili
Una competizione durante le Paralimpiadi Rio 2016 (foto: Fernando Frazão/Agência Brasil, via Wikipedia)

«A gennaio 2018 – si legge nell’interrogazione – l’International Paralympic Committee ha approvato nuove regole riguardanti la classificazione degli atleti, creando delle nuove categorie, quali la categoria T42-44 (atleti con disabilità agli arti inferiori che non usano dispositivi protesici) e la categoria T61-64 (atleti con disabilità agli arti inferiori che usano dispositivi protesici) relative agli atleti che praticano corsa e salto. Ciononostante, nelle “Classification Hierarchy” si stabilisce che gli atleti delle categorie T42-44 e T61-64 gareggino tra di loro, rischiando così di impedire una sana e leale (alla pari) competizione».

13 Novembre 2018 News
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